EMERGENZA ACQUA e Cambiamenti Climatici

           
     


La primavera arriverà l'11 marzo, l'autunno il 29 settembre

In anticipo (o ritardo) cambiano le stagioni
Persa la sincronizzazione con il calendario ufficiale: colpa della rivoluzione del clima.
Primo studio sui nuovi cicli

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Temperature  
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desertificazione  
Le due teorie  
 


ROMA — Primavere con oltre una settimana di anticipo e autunni con quasi una settimana di ritardo: succede ormai in tutti i Paesi d'Europa a causa del cambiamento climatico. Con conseguenze devastanti per la vita vegetale e animale, che ha perso la sincronizzazione con i cicli naturali e fatica ad adattarsi alle nuove circostanze. Per la prima volta, queste anomalie sono state accertate con l'osservazione diretta dei comportamenti di piante e animali colpiti dalla rivoluzione climatica.

LO STUDIO — «Abbiamo sviluppato il primo studio, su scala continentale, che prende in considerazione 542 specie di piante e 19 di animali in 21 Paesi europei, dal 1971 al 2000, mettendo in relazione le loro abitudini con l'arrivo delle stagioni. Le modificazioni sono evidentissime», spiega la professoressa Annette Menzel, bioclimatologa dell'Università di Monaco, che ha coordinato la ricerca insieme al suo collega Tim Sparks, del Centro di Ecologia di Huntingdon, in Inghilterra. «Non solo sono dimostrati lo sfasamento fra i cicli stagionali e, per esempio, le fioriture e la messa a riposo delle piante, o le migrazioni degli uccelli; ma anche l'accentuarsi delle anomalie biologiche con l'aumento delle temperature medie».

COMPORTAMENTI BIOLOGICI — Per calcolare anticipi e ritardi delle stagioni rispetto al calendario ufficiale, sono stati prese in esame centinaia di ricerche di fenologia (la disciplina che studia i rapporti fra fattori climatici e comportamenti biologici), condotte in quasi tutti i Paesi europei. I risultati sono inequivocabili. Oggi, rispetto a 35 anni fa, in Europa Settentrionale le primavere anticipano di 8 giorni e gli autunni ritardano di 6. Nell'Europa Centrale e Orientale l'anticipo primaverile è di 10 giorni, il ritardo autunnale di 5. In Italia la bella stagione arriva tra 8 e 10 giorni prima e l'autunno tra 6 e 7 giorni dopo. Il record spetta alla Spagna con anticipi fino a 12 giorni. Per l'Italia gli studi sono stati forniti dall'Ibimet, l'Istituto di biometeorologia del Cnr che ha sede a Firenze. «Noi seguiamo da tempo svariati marcatori vegetali e animali per verificare gli effetti degli spostamenti stagionali — riassume il professor Giampiero Maracchi, direttore dell'Ibimet —. Qualche esempio. Le rondini ormai arrivano sistematicamente prima dell'appuntamento primaverile del 21 marzo. Un detto recita: "A San Benedetto una rondine sotto il tetto". E invece ora il ritorno delle rondini si registra almeno con dieci giorni d'anticipo». Anche le tradizionali mimose della festa della donna sono un formidabile marcatore del cambiamento climatico. In Italia la loro fioritura non avviene più ai primi di marzo, ma a cavallo tra gennaio e febbraio. Di recente, i fornitori non hanno potuto far fronte alle maggiori richieste in coincidenza della festa dell'8 marzo perché ormai i fiori di molte piante erano appassiti.

STORNI E BUGANVILLEE — A testimoniarci il ritardo autunnale, nel nostro Paese, sono i chiassosi storni, ma anche le belle siepi di buganvillee. «Gli storni tendono a svernare sempre più in alto: il loro limite superiore, nei mesi invernali, era la città di Roma. Ora vanno in Toscana, in Pianura Padana e finanche sul Lago di Ginevra — riferisce il professor Maracchi —. Quanto alla buganvillea, da noi era solita andare a riposo ai primi d'ottobre. Ora i suoi vivaci fiori viola resistono fino alla fine di novembre».
Tutti questi sono gli effetti della mutata circolazione atmosferica su larga scala. Gli anticicloni tendono a salire di latitudine. Quello delle Azzorre, che assicura bel tempo stabile nel Mediterraneo, va fino alle Isole Britanniche, lasciando che da noi risalga quello nordafricano, portatore di aria calda e umida. Poi, quest'ultimo, nel movimento di retromarcia, sollecita un richiamo di aria fredda dal Nord. E così, in piena estate, si passa dalle ondate di calore al freddo autunnale. Le conseguenze sulla nostra salute sono ben note; quelle su piante e animali stanno emergendo in tutta la loro complessa drammaticità e comprendono anche un profondo scombussolamento della catena alimentare e la minaccia di estinzione.

Franco Foresta Martin

 
A cura di: Proutist Universal