EMERGENZA ACQUA e Cambiamenti Climatici

             
  Gli artisti disegnano possibili scenari  

The day after tomorrow
di Alessio Mannucci

  Mari
   


L'avvento della
prossima Era
Glaciale.

E' in corso, sin dal 1986,
secondo P.R. Sarkar, l'iniziato
movimento dei poli terrestri,
che porterà il Polo Nord
nell'emisfero Orientale e
il Polo Sud nell'emisfero
Occidentale. Si pensa si
attesteranno in linea con
l'equatore...

Questo spostamento delle
rispettive posizioni dei Poli
Terrestri è avvenuto diverse
volte nella storia del pianeta,
secondo Sarkar, e avverrà
ancora in futuro.

Lo spostamento dei Poli dà
inizio a profondi cambiamenti
climatici e ad una nuova era
glaciale.

 


ECOLOGIA / CLIMA
The day after tomorrow

Una nuova glaciazione minaccia la terra, una catastrofe annunciata dalla
scienza a cui la politica non sa ? o non vuole ? rispondere. La calotta
polare si scioglie all'improvviso, le correnti degli oceani si raffreddano
e sulla terra si scatena l'inferno. Lo sconvolgente scenario tratteggiato
dal regista di Independence Day e Godzilla prende di mira il menefreghismo
dell?amministrazione Bush, il suo grave disinteressamento agli accordi di
Kyoto e alle pressioni ambientaliste in generale, un governo che continua
a premere l'acceleratore del progresso come se disponesse a piacimento di
ogni centimetro del pianeta.

Il film basa tutto il suo impatto visivo sull'utilizzo di straordinari
effetti speciali, quantomeno al servizio di un chiaro messaggio politico.
La lavorazione è durata oltre un anno: tonnellate di acqua che
seppelliscono New York, tifoni che devastano Los Angeles, auto che si
rovesciano, palazzi che si sradicano, neve e ghiaccio che cadono in
continuazione. Tutto virato attorno a dei blu/bianchi/grigi che raggelano
sguardi e visioni. Un film ?glaciale? in tutti i sensi, che se da una
parte è un chiaro tentativo di speculare sul sentimento di terrore che
investe l'inconscio collettivo spettacolarizzando la catastrofe, proprio
come fanno abitualmente i mass media, se visto con occhi critici e
spogliato delle tante banalità drammatico- narrative tipiche delle grandi
produzioni Hollywoodiane, è comunque uno spietato ritratto iper- realista
dei ?tempi che corrono?.

UN'IMMAGINE VALE 1000 PAROLE

Mi auguro che l'ecologia ne tragga lo stesso beneficio che lo studio
della preistoria trasse da ?Jurassic park?», ha dichiarato l?oceanografo
Tim Barnett. Inizialmente ostili a «The day after tomorrow», gli
scienziati statunitensi hanno finito per appoggiarlo persuasi che
l?immagine produca più effetto sul pubblico della parola scritta. Il
climatologo Dan Scharg, che lo ha visto in anteprima, ammette di esserne
rimasto sconcertato: «È così apocalittico da temere che faccia perdere
fede nella scienza. Ma potrebbe anche scuotere la gente dall'apatia».

A quanto pare, il governo americano ha tentato di bloccarlo per via
dell'implicita critica alle politiche antiecologiche del presidente Bush:
dopo avere criticato il protocollo di Kyoto contro l?emissione di gas
naturali, l?amministrazione Bush ha adottato nuove misure a favore delle
maggiori industrie inquinanti, generato la rivolta dei Verdi. Non a caso,
a New York il film è stato lanciato da ?MoveOn?, un?associazione di
attivisti nemica di Bush secondo cui ?l'effetto serra è una minaccia
equivalente a quella del terrorismo?.

Il regista Roland Emmerich, compiaciuto delle polemiche, scientifiche e
politiche, che circondano la pellicola, ha dichiarato che il suo non è
stato ?né un lavoro da scienziato né da ideologo?. Pur riconoscendo che il
suo film potrebbe impressionare il pubblico di tutte le età, e spingerlo a
difendere l'ambiente: «Presumo che non sarà percepito solo come uno
spettacolo e che genererà un dibattito nazionale. L'effetto serra lo
avvertiamo già tutti».

PERICOLO IMMANENTE

Dalla fantascienza alla fantarealtà: James Lovelock, il divulgatore
dell'ipotesi Gaia, ovvero della Terra come super-organismo in grado di
auto-evolversi e auto-regolarsi, considerato un guru dell'ambientalismo,
ha dichiarato su un articolo pubblicato dall'Independent che l'umanità è
in pericolo imminente e che non c'è più tempo per sperimentare fonti di
energia utopistiche. Secondo Lovelock l'energia nucleare è l'unica
soluzione ecologica sostenibile.

Sir David King, responsabile scientifico del governo inglese, ha affermato
che il riscaldamento del pianeta rappresenta una minaccia più seria del
terrorismo. Nell'Artico il riscaldamento è più del doppio rispetto
all'Europa e in estate torrenti di acqua provenienti dallo scioglimento
dei ghiacciai chilometrici della Groenlandia si riversano in mare. Lo
scioglimento completo dei ghiacciai della Groenlandia avverrà in un lungo
periodo di tempo, ma avrà come conseguenza l'innalzamento di sette metri
del livello del mare, abbastanza da rendere inabitabili tutte le città
costiere del mondo, come Londra, Venezia, Calcutta, New York e Tokyo. Già
due soli metri di innalzamento bastano per sommergere gran parte dei
territori del sud della Florida.

Il ghiaccio galleggiante nell'Oceano Artico è ancora più vulnerabile al
riscaldamento: in 30 anni l'area americana, ora ghiacciata bianca e
riflettente, potrebbe trasformarsi in marea scura in grado di assorbire il
calore del sole estivo e accelerare ulteriormente la fine dei ghiacciai
della Groenlandia. Il Polo Nord, meta di esploratori, diventerebbe quindi
niente più che un puntino nella superficie dell'oceano.

Ma non solo l'Artico sta cambiando: i climatologi avvertono che un aumento
delle temperature di quattro gradi è in grado di causare l'eliminazione
delle vaste foreste amazzoniche, causando una catastrofe per le
popolazioni residenti, le biodiversità, e per il mondo intero, privato di
uno dei grandi sistemi naturali di condizionamento dell'aria, già
pesantemente compromesso dall?opera di barbarie neo-liberista.

Nel 2001, gli scienziati membri della Commissione Intergovernativa sul
Cambiamento del Clima hanno evidenziato che la temperatura potrebbe
aumentare da due a sei gradi Celsius entro il 2100. Questa terribile
previsione è stata ben percepita durante la ?lunga estate calda? del 2003:
secondo i metereologi svizzeri, la calura diffusa in tutta Europa ha
causato più di 20.000 morti ed è stata completamente diversa da ogni
precedente ondata di caldo. La probabilità che si verificasse un tale
scostamento dalla normalità era di 300.000 a uno. È stato un avvertimento.

Ciò che rende il riscaldamento globale così serio e incalzante è che il
grande sistema del pianeta terra, Gaia, è intrappolato in un circolo
vizioso di reazioni positive. Il riscaldamento aggiuntivo proveniente da
qualsiasi sorgente, i gas dell'effetto serra, lo scioglimento dell'Artico
o la foresta amazzonica, viene amplificato, portando ad effetti additivi.
È quasi come se avessimo acceso un fuoco per tenerci caldi e non ci
fossimo accorti che, mentre stiamo accatastando la legna, il fuoco è fuori
controllo e sta bruciando tutta la mobilia. In situazioni come questa c'è
poco tempo per spegnere il fuoco prima che distrugga tutta la casa. Il
riscaldamento globale, come il fuoco, sta accelerando e non c'è quasi più
tempo per agire.

Cosa fare allora?

Possiamo continuare a goderci un ventunesimo secolo sempre più caldo, con
qualche intervento cosmetico tipo il Trattato di Kyoto, per nascondere il
disagio politico sul riscaldamento globale, e questo è ciò che
probabilmente succederà in gran parte del mondo.

Quando nel diciottesimo secolo vivevano solo un miliardo di persone sulla
terra, il loro impatto era sufficientemente piccolo da non doversi
preoccupare per il tipo di fonte energetica da utilizzare. Ma con sei
miliardi, in crescita, rimangono poche opzioni: non possiamo continuare a
ricavare energia dai combustibili fossili e non ci sono grandi possibilità
che le fonti rinnovabili cioè il vento, le maree e i sistemi idrici siano
in grado di fornire l'energia necessaria nei tempi richiesti. Se avessimo
50 anni o più potremmo renderle le nostre fonti energetiche primarie. Ma
non abbiamo 50 anni a disposizione: la Terra è già così malridotta dai
veleni insidiosi dei gas serra che anche se smettessimo immediatamente di
bruciare combustibili fossili, le conseguenze di tutto ciò che abbiamo
fatto si farebbero sentire per 1000 anni.

Peggio ancora, se bruciamo le colture per farne carburante, non facciamo
altro che accelerare il nostro declino. L'agricoltura già utilizza una
parte troppo grande dei terreni di cui necessita la Terra per regolare il
proprio clima e la propria chimica. Un'automobile consuma da 10 a 30 volte
il carbone consumato dal suo autista; immaginiamo quanta terra coltivabile
sarebbe necessaria in più per supplire all'appetito delle automobili.

Una solo fonte di energia non causa riscaldamento globale ed è
immediatamente disponibile: l'energia nucleare. È vero che bruciare il gas
naturale invece del carbone o del petrolio rilascia solo la metà
dell'anidride carbonica, ma il gas non combusto è un'agente dell'effetto
serra 25 volte più potente dell'anidride carbonica. Anche una sola piccola
perdita è in grado di neutralizzare i vantaggi del gas.

Le prospettive sono tristi, e pur agendo con interventi migliorativi ci
aspettano tempi duri, come in guerra, e peggio sarà per le generazioni a
venire. Abbiamo vissuto nell'ignoranza per molte ragioni: tra queste una
importante è stata il rifiuto dell'accettazione dei cambiamenti climatici
negli Stati Uniti, dove i governi non hanno dato ai propri scienziati del
clima il supporto necessario. Le lobby verdi, che avrebbero dovuto dare
priorità al riscaldamento globale, sembrano più interessate alle minacce
dirette alle persone, piuttosto che a quelle dirette alla Terra, non
accorgendosi che noi tutti ne facciamo parte e siamo totalmente dipendenti
dalla sua salute.

Non c'è più tempo per sperimentare fonti di energia utopistiche: l'umanità
è in pericolo imminente e deve utilizzare il nucleare - l'unica fonte di
energia sicura e disponibile - ora, oppure soffrire le pene che presto gli
verranno inflitte dal nostro pianeta oltraggiato.

Articolo originale:
James Lovelock: Nuclear power is the only green solution We have no time
to experiment with visionary energy sources; civilisation is in imminent danger

http://argument.independent.co.uk/commentators/story.jsp?story=524230

IL PROTOCOLLO DI KYOTO

Proprio una settimana fa, l'Unione Europea è riuscita a strappare alla
Russia l'impegno a ratificare il Protocollo di Kyoto per la limitazione
delle emissioni di gas nell'atmosfera. Ma è stata una ?vittoria di Pirro?:
il mondo industrializzato tende perlopiù a fregarsene di ogni
ripercussione ambientale e ancora oggi tende a negare che il rischio-clima
è più urgente dei rischi che si corrono sui tassi o sui cambi.
Spalleggiato dai governi pseudo-democratici che continuano a rinviare le
misure da adottare al medio e lungo termine.

I mercati, in realtà, mentre possono offrire coperture certe e sempre più
precise sul fronte tassi e cambi, ben poco possono fare rispetto al clima
che esige soprattutto urgenti interventi politici. Nel 1997 la Conferenza
Onu di Kyoto adottò un Protocollo che nell'arco di un decennio avrebbe
dovuto ridurre, seppure in modo modesto, le attuali emissioni di gas.
Peccato che questo protocollo non sia stato finora ratificato dal Paese
con maggior peso inquinante: gli Stati Uniti. Questi infatti hanno
obiettato che l'accordo avrebbe una scarsa efficacia preventiva mentre
aumenta fortemente i costi a carico delle economie.

Il Protocollo di Kyoto ha ideato un meccanismo commerciale che si basa
sulla creazione di certificati di credito che danno la facoltà sia di
immettere nell'aria prefissate quantità di gas inquinante sia di
trasferirne la titolarità ad altri Paesi. Si tratta di certificati
corrispondenti, paradossalmente, alla vendita di ?diritti ad inquinare?.
In tal modo, si stà configurando un mercato in cui i Paesi più
industrializzati possono comprare ulteriori diritti oltre a quelli loro
assegnati mentre i paesi più poveri potranno vendere i crediti non
utilizzati. In pratica, nessun Paese si trova in concreto obbligato a
ridurre i propri eccessi perché in teoria può sempre comprare altri
certificati per ulteriori inquinamenti.

Un'idea folle, totalmente anti-democratica, però teoricamente sostenibile
perché in una logica di mercato in cui ogni maggior costo spinge le
imprese, alla lunga, alla ricerca di innovazione e quindi alla
individuazione di energie da fonti rinnovabili. Il dramma di tutto ciò, è
che, in questo delirio neo-liberista, l'inquinamento è considerato come
qualcosa di inevitabile, perfino di non-dannoso, perfino ?un incentivo
allo sviluppo?.

Ma non può esistere, in democrazia, una libertà o un diritto ad inquinare
e a lasciar inquinare giacché l'atmosfera non è di proprietà dei governi o
degli stati, bensì è un patrimonio collettivo. La verità è che non
sussiste alcuna democrazia. Le leggi le decidono le potenze economiche e
le ratificano i governi vassalli.

Che fare, allora?

Il Protocollo offre una chance importante perché rappresenta un terreno di
conflitto globale con cui misurare l'effettivo stato della democrazia; in
concreto, nei fatti, al di là di tutte le menzogne, i falsi proclami, la
disinformazione, ecc. Se, di fronte ad un?emergenza di dimensione globale
ed epocale come quella che ci troviamo ad affrontare, e che è evidente a
tutti, ad ogni livello, fisico e metafisico, politico e biologico, c'è chi
si permette di dichiararsi al di sopra delle parti in virtù di una sua
precisa ?volontà di onnipotenza?, ebbene, che si metta gli atti: chiunque
si rifiuti di ratificare il Protocollo dovrà essere accusato e processato
pubblicamente e mondialmente di ?crimini contro l'umanità?.

E se neanche questo basterà, allora si dovranno per forza tirare delle somme.

E scegliere da che parte stare.

Alessio Mannucci
E-mail: hugofolk@ecplanet.com

 

Temperature    
Atmosfera    
desertificazione    
Le due teorie  
 

Leggi P.R. Sarkar su:
"I Poli Terrestri cambiano
le loro rispettive posizioni"

A cura di: Proutist Universal